Roma e le sue Province.

I popoli provenienti dall'Est

Immagine del senatore Cassiodoro.

Ipotesi di paludi lagunari nel VII sec. da:La laguna di Venezia di Bernardo Trevisan.

Caccia in valle. Carpaccio, 1493-95 ca, J. Paul Getty Museum di Los Angeles.
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Caccia in valle. Carpaccio, 1493-95 ca, J. Paul Getty Museum di Los Angeles.


La laguna veneta durante il regno dei Goti

Al tempo del regno dei Goti in Italia (493-553 d.C.) , un importante dignitario di corte, Cassiodoro , ci tramanda significative informazioni, frutto di conoscenza diretta, circa le modalità di vita degli abitanti della laguna veneta dopo il tramonto della romanità. Esse sono contenute in una lettera burocratica dell’autunno del 537 d.C., trascritta all’interno della sua raccolta intitolata “Variae”. Egli si rivolge ai battellieri dei centri costieri della regione, incaricati di trasportare, a spese dello stato goto, derrate alimentari dall’Istria alla sede di Ravenna; il loro percorso si snoda attraverso acque interne al riparo dei cordoni sabbiosi litoranei tra zone palustri, canali artificiali, estuari fluviali e specchi lagunari.

Si tratta di una via di antica attivazione, alternativa rispetto alle percorrenze stradali o marittime, che consentiva di movimentare uomini e merci anche durante la stagione invernale o con condizioni atmosferiche avverse ; si avvaleva di imbarcazioni di modesto cabotaggio a fondo piatto le quali, per taluni tratti, dovevano essere trainate dai marinai secondo il metodo cosiddetto dell’alaggio. Da ciò deriva la suggestiva immagine delle “barche che viste da lontano sembrano passare fra i prati, trascinate con funi lungo le sponde” e il paradosso degli uomini che trasportano le navi in luogo delle navi che trasportano gli uomini. Gli abitanti degli spazi lagunari erano, dunque, spesso impegnati nell’attività marittima, tanto che Cassiodoro descrive le imbarcazioni, piuttosto che gli animali, come abitualmente legate alle abitazioni palustri . Egli ricorda poi le fonti di sostentamento comuni a tutta la popolazione locale: erano la pesca, che forniva la base per l’alimentazione, e il Sale che è indicato quale principale risorsa economica della costa alto-adriatica: “Ma tutto lo sforzo è volto a sfruttare le saline: al posto degli aratri e delle falci voi volgete i cilindri (cioè i rulli atti a livellare il terreno nelle vasche di evaporazione); da lì proviene a voi ogni guadagno, sia che le sfruttiate in proprio sia che le possediate soltanto. In certa maniera lì si batte una moneta alimentare. Ogni onda è favorevole alla vostra attività.

Qualcuno può non cercare l’oro ma non c’è nessuno che non desideri trovare il sale, e giustamente perché ogni cibo deve al sale la sua gradevolezza”. In realtà il sale non si limitava ad insaporire le vivande ma concorreva largamente ai processi di essiccazione (e dunque di conservazione) dei cibi, nonché all'integrazione alimentare delle greggi, assai diffuse in una regione, come quella veneta, che aveva fatto da sempre dell'allevamento transumante e della manifattura laniera uno dei capisaldi della propria economia. Le parole di Cassiodoro sembrano inoltre implicare l'uso del prodotto quale mezzo di scambio nel corso delle transazioni e, comunque, sottintende una larga diffusione di tale merce e un suo elevato valore commerciale.
Dalla missiva si ricava anche un vivido quadro delle <modalità abitative>. Motivo di rimpianto rimangono le nobili dimore costiere alto-adriatiche di età romana, un tempo ammirate dal poeta Marziale che le paragonava alle rinomate ville della Campania e che al tempo della dominazione dei Goti dovevano mostrare i segni dell'abbandono e della rovina; ad esse sembrano essersi sostituite modeste abitazioni palustri, uguali per ricchi e per poveri, che sorgono su terreno consolidato da reticolati di vimini, ma che, sospese tra terra ed acqua, vengono paragonate dall'autore agli effimeri nidi degli uccelli.

L’elemento ambientale più caratterizzante che sollecita meravigliato stupore in Cassiodoro, come in altri autori antichi, rimane, però, il fenomeno delle maree che alternativamente connota gli abitanti, ora come isolani, ora come continentali a seconda del flusso o del riflusso delle acque le quali alimentano un delicato ecosistema reso salubre, vuoi dalla natura, vuoi dall’intervento correttivo dell’uomo.
La situazione insediativa che emerge dalla testimonianza cassiodorea è, dunque, quella di un popolamento ormai prevalentemente concentrato negli isolotti lagunari, livellato nelle abitudini di vita e interamente dedito alle risorse di quella “economia della palude” in età romana considerata marginale, ma non priva di dinamica vitalità.

Giovannella Cresci Marrone



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